Internet non si può più considerare una semplice "rete di reti", né un agglomerato di siti Web isolati e indipendenti tra loro, bensì la summa delle capacità tecnologiche raggiunte dall’uomo nell’ambito della diffusione dell’informazione e della condivisione del sapere.
Queste le considerazioni alla base del cosiddetto Web 2.0 che, lungi dal rappresentare il culmine dell’evoluzione del mondo Internet negli ultimi dieci anni, è un punto di partenza per nuove metodologie e applicazioni software, all'insegna della condivisione e della collaborazione tra esseri umani.
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Il termine "Internet 2.0" o "Web 2.0" (vedi anche su del.icio.us) è quindi l’espressione del dibattito attualmente in corso in merito alle nuove possibilità di fruizione del sapere e delle informazioni offerte dalla Rete. Non è quindi un’evoluzione della tecnologia TCP/IP alla base della Rete, ma dei mezzi e degli strumenti che utilizzano l’infrastruttura tecnologica sulla quale poggia Internet. E' un nuovo modo di intendere la Rete, che pone al centro i contenuti, le informazioni, l'interazione.
Si parla di Internet e non di Web, anche se spesso sono considerati sinonimi, dal momento che oltre ai computer fanno parte della rete globale altre periferiche quali il cellulare, la televisione, la radio, che possono interagire tra loro utilizzando le nuove tecnologie di condivisione del dato digitale.
Il concetto di Web 2.0 pone l’accento sulle capacità di condivisione dei dati tra le diverse piattaforme tecnologiche, sia hardware che software. Dietro a queste evoluzioni troviamo tecnologie quali:
il filo conduttore è una nuova filosofia all'insegna della collaborazione. Questo è il Web 2.0, interazione sociale realizzata grazie alla tecnologia.
I servizi e gli strumenti del Web 2.0 trasformano ogni utente da consumatore a partecipante, da utilizzatore passivo ad autore attivo di contenuti, messi a disposizione di chiunque si affacci su Internet, indipendentemente dal dispositivo che utilizza.
Per fare chiarezza su concetti talvolta troppo astratti, facciamo l'esempio di un servizio già esistente di nome "Ringfo" che permette di verificare il costo e i giudizi del pubblico per un libro o un cd venduto su Amazon, semplicemente componendo un numero telefonico e digitando il codice ISBN. Ci risponderà una signorina virtuale, dandoci tutti i dettagli. Il servizio sfrutta la tecnologia e le informazioni residenti in Amazon e le ridistribuisce tramite il cellulare. Le principali tecnologie utilizzate sono le API di Amazon che comunicano tramite interfaccia dati XML con l’applicativo "Ringfo", che a sua volta utilizza lo standard VXML per dar vita alla signorina virtuale che risponde al telefono.
Un altro esempio della natura multipiattaforma e relazionale del Web 2.0 è rappresentato da "HousingMaps", che sfrutta due distinte risorse, "Craigslist" e "Google Maps", per offrire un servizio di ricerca di annunci immobiliari sul territorio americano. La particolarità di questo servizio sta nel visualizzare gli annunci direttamente sulla cartina stradale o satellitare, permettendo di avere subito il dettaglio dell’immobile, con le foto e le informazioni collegate. Le mappe sono caricate sfruttando le API del servizio "Google Maps", mentre i dati relativi agli annunci sono estrapolati dal database di inserzioni "Craigslist".
La "Craigslist" si può considerare a pieno titolo un'applicazione Web 2.0 in virtù del metodo di categorizzazione, non più basato sulle directory, ma sulla folksonomy (folks + taxonomy), un sistema di classificazione basato sulle parole (tag) scelte dagli utenti per descrivere un determinato argomento. In concreto, quando una persona vuole aggiungere un contenuto, non decide in quale categoria inserirlo, ma ne dà una o più parola chiave, utili a descriverlo per le future ricerche degli altri utenti. La ricerca avviene scorrendo liste incrociate di link, generate in base alle scelte e agli interventi dei singoli utenti.
Le applicazioni più diffuse del Web 2.0 sono
Tutte permettono la partecipazione nonché la diffusione di ciò che viene prodotto all’interno delle comunità interattive di fruitori/autori di contenuti.
Le materie e gli argomenti trattati spaziano lungo tutti i campi del sapere, rendendo ogni informazione immediatamente visibile e rielaborabile per qualsiasi media. Può capitare che un articolo apparso su un quotidiano online sia commentato su un blog, per poi essere arricchito dall’aggiunta di contenuti audio e video, essere condiviso all’interno di una comunità, diventando a ogni passaggio sempre più approfondito e "popolare".
Il fiore all'occhiello del Web 2.0 è senza dubbio il blog, vero e proprio luogo di incontro, discussione e condivisione di argomenti e contenuti, disponibili come testo, immagini, audio e video. L’elemento più innovativo di questo strumento/sito è la tecnologia RSS (Really Simple Syndication), grazie alla quale i contenuti dei feed RSS sono fruibili tramite appositi software che interpretano i file in linguaggio XML, rendendo visibili le informazioni ivi contenute senza bisogno di navigare il blog o il sito che li ha prodotti. E' anche possibile aggregare più feed, filtrandoli e rielaborandoli, per presentarli su un altro sito Web o su un servizio di news navigabile tramite il cellulare.
La diffusione dell’informazione avviene anche tramite i podcast (file audio) e i vodcast (file video), leggibili da programmi dedicati allo stesso modo dei feed RSS.
Scorrendo l'elenco delle soluzioni Web 2.0 troviamo i wiki, l’espressione più democratica della diffusione della conoscenza attraverso la tecnologia. La logica che muove e sviluppa i wiki è la partecipazione degli utenti a un obiettivo comune, come la realizzazione della più grande enciclopedia mondiale, la "Wikipedia", o la creazione di un glossario informatico, o di una knowledge base dedicata a un argomento specifico. Il metodo di lavoro è in questo caso l’elemento innovatore; chiunque può aggiungere o modificare il contenuto (testo, immagini e video) presente in un wiki. Ecco perché si può affermare che la partecipazione libera del singolo produce un bene culturale comune, fruibile da tutti gratuitamente.
Non possiamo non menzionare i social network, o reti sociali, che consistono in gruppi di persone, con vincoli familiari e non, con passioni e interessi comuni, intenzionati a condividere pensieri e conoscenze. Si trovano online comunità di persone che condividono i link ai siti che ritengono interessanti, oppure alle proprie foto o video, come anche poesie, o anche resoconti di eventi cui hanno partecipato. Persone che hanno la capacità e la voglia di distribuire contenuti multimediali relativi ai propri interessi. Questi gruppi si rivelano spesso una preziosa fonte di informazioni e al contempo divulgatori specializzati in argomenti di nicchia.
Il feed RSS accomuna tutte le applicazioni sopra citate, perché permette di diffonderne il contenuto con una modalità semplice e immediata. Questa capacita divulgativa può essere applicata a qualsiasi sito voglia informare i propri utenti sulle novità, come avviene per i quotidiani online che diffondono le proprie news, o per i grandi motori di ricerca che informano sui nuovi servizi attivi o in corso d'opera.
Il cuore del Web 2.0 è il contenuto, fruibile in tutte le sue applicazioni multimediali, prodotto dall’interazione delle persone tramite piattaforme ad hoc.
Le applicazioni sono le più disparate, da quelle a scopo commerciale come Amazon a quelle votate alla libera circolazione del pensiero.
Le formule che generano ricavi sono molteplici; le prime soluzioni che vengono in mente sono sicuramente la vendita di pubblicità o di servizi professionali, ma non vanno trascurate la visibilità e la credibilità che un'azienda può acquisire aprendo il proprio blog, o partecipando a comunità di nicchia i cui interessi coincidono con i prodotti offerti. Per non parlare dei vantaggi nel campo delle relazioni pubbliche e della comunicazione d'impresa, il cui principio guida è proprio "lavorare bene e farlo sapere a tutti". E cosa c'è di meglio di un blog, o un wiki, o una community, per farlo sapere a tutti?
Con lo sviluppo e l’evoluzione dei servizi le opportunità di guadagno cresceranno, offrendo soluzioni orientate a diverse nicchie di mercato. Il solo limite pare proprio essere l'immaginazione.
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The sound of daggers being sharpened.
Demands for change rumbling the political foundations.
Sounds familiar?
Of course it does.
But I am not talking about the dying days of George W Bush, one of whose erstwhile and most loyal retainers - former press spokesman Scott McClellan - has now dished the dirt on his former boss, adding to an already impressive catalogue of woes.
No. I am talking about Britain, where I have just spent a week being ushered from literary festival to bookshop promoting my book on the US, Only in America.
But during last week's odyssey round the United Kingdom, the phrase "Only in Britain" kept coming to mind.
Knifed in the back
What a week it was!
The by-election in Crewe handed the opposition Tories a stunning victory and prised open the floodgates against Prime Minister Gordon Brown.
Will this be remembered as the key milestone on the road to defeat after more than a decade of Labour power?
The question aired in varying degrees of bold print in the newspapers is not whether Gordon will go - but when.
The cabinet has rallied to his defence with the conviction of rodents on a sinking ship.
With every shrill protestation of loyalty you hear the mumbled murmurs of deceit.
No-one should be surprised - we have been here before.
Regicide is, after all, our speciality - just ask Lady Thatcher, John Major and, yes, even Tony Blair.
They were all knifed in the back or weakened by whispers.
However charismatic or "presidential" a prime minister has become, he or she is still chosen by the MPs of the ruling party rather than the electorate.
Tony Blair jumped before he was pushed; Lady Thatcher failed to heed the ides of March; and John Major told his fractious party to "put up or shut up ", only to be silenced by the voters.
Members of parliament are of course perfectly entitled to ditch their choice.
But if they ignore the mood of the public they do so at their peril.
Popular mandate
Adding insult to injury for the prime minister is the fact that the whole of Britain seems to be infatuated with another Gordon.
That is, the tousle-haired, expletive-loving celebrity chef Gordon Ramsay.
His pitted face stares out with the menace of carving knives from posters all over the country.
Love him or loathe him, at least this Gordon enjoys the popular mandate of TV ratings and book sales.
The other Gordon has no such comfort.
What the prime minister really lacks and now so desperately needs - and will probably never get - is a good, old-fashioned popular mandate delivered through the ballot box.
He almost swallowed his legendary fear of risks and lunged for one last October.
The fact that he did not has come to haunt him. He may well have missed his chance for good.
The contrast with America could not be greater.
Here three - or is it now two? - candidates are still fighting, grovelling and charming for every vote in every conceivable corner of this vast and fragmented political landscape.
You have to hand it to Hillary, John and Barack: they have been campaigning for over a year, spent umpteen millions, slept in hundreds of hotel beds, shaken tens of thousands of hands, remembered hundreds of names, jumped through rings of fire and aged visibly.
And they are still nowhere near the finishing line.
Their epic battle, leading to the general election in November, has captured the imagination of the world.
Searching questions
My plumber in Putney, south-west London, wanted to talk super-delegates rather than bathroom leaks.
London taxi-drivers want to know whether America is ready to elect a black president and at every literary event or book shop huddle I was met with undiluted enthusiasm for, interest in and knowledge of America's electoral process - the Brits are gripped.
The interest in the US election is not just explained by the historic firsts: a woman, an African-American and a former prisoner-of-war septuagenarian vying to lead the most powerful nation on earth.
The rest of the world also understands that the US in 2008 is tackling some soul-searching questions.
What kind of nation does it want to be?
What is the right balance between security and liberty in a world threatened by extremism and suicide bombers?
Is America an imperial democracy, a democratic empire or neither?
Does this country want to be respected, feared or adored?
These are the underlying questions of the campaign, which the rest of the world wants answered as much as Americans themselves.
Big impact
They explain why thousands of bookish Brits flocked to the literary festival at Hay-on-Wye on one of the wettest days in living memory.
They donned their wellies, sedated their children with hot chocolate and waded through muddy fields worthy of a re-enactment of the Battle of the Somme to listen to Gore Vidal, former President Jimmy Carter and a gaggle of journalists chew the fat over Uncle Sam.
Not so long ago, talk of America induced groans of despair more than quivers of excitement.
That has now changed.
The world seems once again prepared to give this country the benefit of the doubt.
The result will be minted in the cornfields of Iowa, the swamps of Louisiana or the mountains of Colorado.
But it will, let us face it, have some impact on all our lives.
Matt Frei is the presenter of BBC World News Americawhich airs every weekday at 0030 BST on BBC News and at 0000 BST (1900 ET / 1600 PT) on BBC World News and BBC America (for viewers outside the UK only).
Source: BBC |